LA CIVETTÀ TRA MITOLOGIA E SUPERSTIZIONE





La civetta Athene Noctua
Foto: tratta dal web


Un piccolo rapace perseguitato dalla superstizione che oltre a portare sfortuna possiede anche la spiacevole reputazione di ladra. E’ la civetta Athene noctua. Di lei, contrariamente al parere di Rebelais, è stato fatto un simbolo di bruttezza anche se, nella Grecia classica, era l’emblema della dea Atena. Uccello dalle abitudini notturne non sopporta la luce solare e si oppone, a questo, all’aquila che invece fissa il sole con occhi spalancati. L’antropologo francese Guènon ha notato che nel rapporto Atena – Minerva si può individuare il simbolo della conoscenza razionale,data dalla percezione della luce lunare riflessa, opposta alla conoscenza intuitiva a sua volta data dalla percezione della luce solare diretta. Per questo motivo la civetta è tradizionalmente un attributo degli indovìni per i quali simboleggia la chiaroveggenza che essi interpretano attraverso la lettura dei vari segni che si offrono alla loro attenzione. Nella mitologia greca la civetta viene rappresentata da Ascalafo, figlio di Acheronte e della ninfa dell’oscurità. Presso gli Atzechi la civetta è, insieme al ragno, il simbolo del dio degli inferi. In diversi codici è rappresentata come la guardiana della casa oscura della terra ed, unita ad altre forze oscure, è anche metamorfosi della notte, della pioggia e della tempesta. Un simbolismo che fa associare il rapace alla morte e alle forze dell’inconscio lunare terrestre che domina le acque dei mari, la vegetazione e la crescita naturale in genere. Nel materiale funerario delle tombe preincaiche del Perù si incontra spesso La rappresentazione di un coltello sacrificale a mezzaluna con inciso o sormontato l’immagine di una divinità composta dal corpo metà umano e metà di uccello notturno quale civetta o gufo. Questo simbolo legato alla morte ed al sacrificio è ornato di collane e perle marine. Il petto della divinità è dipinto di rosso e la stessa è affiancata da due cani. Inoltre tiene fra le mani un coltello ed un vaso destinato a raccogliere il sangue della vittima.
Superstizioni a parte credo che la nostra dea alata abbia bisogno di molta conoscenza da parte dell’essere umano poiché, a causa di questi pregiudizi, è stata troppo perseguitata. Fortunatamente come il sottoscritto sono in molti a pensarla così e questo ha creato una forma di protezione nei suoi confronti tanto che ,ora, è una delle specie maggiormente studiate a livello conservativo.


Novembre 2005

W.S.



«Precedente