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L'AQUILA MINACCIATA
Presto la Tasmania potrebbe perdere uno degli ultimi simboli naturali che salutano con il loro volo maestoso la grande distesa del paese. La visione che le aquile codacuneata della Tasmania danno quando sorvolano il deserto alte e libere nel cielo è bellissima. Infatti queste aquile dalla coda cuneiforme sono sotto minaccia. Pur rimanendo una specie altamente protetta ogni anno molti esemplari sono illegalmente abbattuti o avvelenati. Un esempio è dato dai ritrovamenti fatti dalle guardie di questo paese che in un anno hanno trovato diciotto aquile morte scoprendo che otto sono state abbattute a colpi di fucile, tre intrappolate, sei avvelenate ed una uccisa dal traffico stradale. Il motivo dell'antipatia nei loro confronti sta nel fatto che questa specie si nutre di carogne tra cui pecore morte di greggi e di semi selvatici che sono il sostentamento della popolazione contadina di questa zona. In questo modo i molti contadini sono riluttanti nel dare a tale uccello il beneficio del dubbio colpevolizzandolo della morte delle stesse pecore. Comunque le aquile si nutrono anche di prede vive come i conigli selvatici ma ricoprono pur sempre un ruolo di primo ordine nella pulizia naturale nutrendosi delle carogne creando a volte un grande banchetto attorno alla carcassa dell'animale morto. La popolazione dell'Aquila codacuneata della Tasmania (Aquila Audax) è considerata una sottospecie della tipica Australiana dove, secondo alcuni ricercatori, solo pochi geni le separano. La differenza tra la specie tipica e la sottospecie sta nel fatto che quest'ultima è più grande con alcune parti del piumaggio di colore differente. L'Aquila codacuneata vive in ambienti aperti dove caccia indisturbata. Inoltre si è scoperto che la popolazione più numerosa è quella situata a nord-est del paese. Nel continente australiano la specie tipica gode di una salute migliore essendo più numerosa mentre in Tasmania la sottospecie conta di solo 95 coppie di cui solo 75 negli ultimi anni hanno riprodotto. La diffidenza nel scegliere il sito per la costruzione del nido fa dell'Aquila codacuneata una specie a rischio tanto che alcuni ornitologi hanno scoperto che qualsiasi attività umana svolta nell'arco di 500 metri circa dal nido, comporta il suo abbandono a causa del disturbo arrecatole. Ma la cosa più interessante è il fatto che alcune femmine al sopraggiungere di un essere umano nei pressi del nido, sentendosi in pericolo, trasportano i piccoli nati con l'aiuto degli artigli in un altro luogo considerato più sicuro. Alcuni studiosi sono giunti alla conclusione che ogni coppia porta a termine lo svezzamento di 1 pulcino all'anno. Molto poco se si considera che alla sopravvivenza della specie occorrerebbe di più poiché molti dei nuovi nati non raggiungeranno l'anno di vita e che per riprodursi, questa specie, deve attendere la maturità sessuale che viene raggiunta dopo sei anni di vita. In conclusione queste precarie condizioni di sopravvivenza fanno dell'Aquila codacuneata una delle specie animali più minacciate del pianeta tanto da meritarsi un posto nella lista rossa degli animali in via di estinzione. Ovviamente i gruppi naturalisti interessati del paese stanno cercando di ridurre questo grave pericolo agendo su due fronti ben distinti. Il primo riguarda la cultura locale che deve essere diretta al raggiungimento di una maggior attitudine di sostegno delle aquile tra la gente in generale e le comunità dei contadini della zona. Il secondo riguarda invece una maggiore protezione dei siti di riproduzione di questa specie cercando di assicurare ai nidi una buona sorveglianza creando così luoghi naturali indisturbati per la presenza dell'uomo inserendo queste località in aree protette ben distinte ed inacessibili. Va ricordato che le aquile occupano un ruolo di primo ordine alla sommità della catena alimentare. Questo significa che c'è una sorte di effetto a catena e qualsiasi misura di sostegno che interessi solamente le aquile è comunque salutare per tutte le altre specie animali. W.S.
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